Le sfide legate alla transizione
ecologica e al raggiungimento della neutralità climatica, sancite a livello
europeo attraverso il Green deal e la legge climatica europea, coinvolgono
attivamente il settore agricolo con la strategia Farm to Fork in cui, tra l’altro, si annuncia un cambio di passo
anche rispetto alla dotazione di strumenti per il riconoscimento del ruolo
attivo del settore agroforestale nel campo della mitigazione climatica e la
valorizzazione economica degli assorbimenti di carbonio nell’ambito dei mercati
volontari.
Attualmente, infatti, in Italia questo processo risulta bloccato a causa di
diversi problemi, tra cui quello della “doppia contabilizzazione”
(impossibilità di scambiare crediti di carbonio prodotti dal settore agricolo
sul mercato libero quando questi fanno riferimento ad assorbimenti già
contabilizzati da Ispra nell’ambito dei bilanci nazionali) oltre che da
un’eccessiva frammentazione degli standard che caratterizzano i mercati
volontari del carbonio.
A testimonianza di un fermento
che in Europa vede alcuni stati già impegnati nella soluzione di questi
problemi e auspicando, proprio in attuazione della strategia Farm to fork, una armonizzazione a
livello europeo in tal senso, si segnala, tuttavia, una interessante iniziativa
adottata dal governo francese nel 2019.
Si tratta della creazione dell’etichetta a
basse emissioni di carbonio (Label Bas Carbone),
promossa dal Ministero della transizione ecologica francese in collaborazione
con il Ministero dell’agricoltura e dell’alimentazione, dell’Istituto dell’economia
per il clima (I4CE) e di molti altri
partner (Ademe, Institut de l’Elevage, CNIEL, CNPF, ONF, ONG, ecc.).
Attraverso questa etichetta la
Francia, infatti, supporta il raggiungimento degli obiettivi nazionali legati
alla transizione ecologica e alla neutralità climatica, puntando su iniziative
di livello territoriale e in grado di attirare investimenti privati.
L’etichetta a basso contenuto di carbonio rappresenta, infatti, il primo quadro
volontario di certificazione climatica in Francia e garantisce che i progetti
di riduzione e/o sequestro del carbonio realizzati sul territorio
contribuiscano in modo corretto e trasparente al raggiungimento degli obiettivi
climatici nazionali ed europei grazie a modalità credibili e verificate di
contabilizzazione delle emissioni di gas serra (GHG).
Lo scopo dell’etichetta Label Bas Carbone, infatti, è quello di:
L’etichetta Label Bas Carbone, quindi, è concepita proprio per conferire
credibilità e visibilità a progetti basati sulla riduzione delle emissioni
climalteranti e sull’aumento degli assorbimenti di carbonio, mediante un loro
inserimento, che avviene al termine di un processo di valutazione, in un
registro on line tenuto dal Ministero
dell’agricoltura francese, facilitando così il collegamento tra il promotore
del progetto e i potenziali finanziatori.
L’iscrizione dei progetti nell’ambito di un registro gestito da un organo istituzionale costituisce, infatti, una garanzia rispetto alla loro qualità e al loro impatto sul clima; permette un monitoraggio in tempo reale delle iniziative presenti sul territorio; facilita la comunicazione e la verifica delle riduzioni delle emissioni di gas serra e costituisce un sistema che permette la tracciabilità del finanziamento, al fine di evitare che la stessa tonnellata di CO2 evitata o sequestrata non venga finanziata, utilizzata o venduta più di una volta.
L’etichetta Label Bas Carbone incoraggia
lo sviluppo di progetti in molti settori, tra cui la silvicoltura, l’agricoltura,
i trasporti, l’edilizia, ecc.. Possono beneficiare del marchio, infatti, i
progetti in grado di dimostrare che gli assorbimenti prodotti sono aggiuntivi a
quelli producibili mediante operazioni che possono definirsi abituali (best as usual). Le azioni che
caratterizzano un progetto possono consistere nell’attuazione di cambiamenti
migliorativi nelle pratiche, nei sistemi o nei comportamenti, nell’introduzione
di nuove tecnologie o in qualsiasi altra attività che consenta di accelerare la
transizione verso modelli di produzione e consumo caratterizzati da basse
emissioni di carbonio.
Si noti come, secondo lo schema messo a punto dal governo francese, per
beneficiare dell’etichetta, un progetto deve sottoporsi ad un determinato iter
che inizia con la necessità di fare riferimento ad un metodo approvato dal
Ministero della transizione ecologica francese. Tra i metodi già approvati
troviamo, ad esempio, quelli che riguardano la ricostruzione di foreste
degradate, la conversione dei boschi cedui in fustaie, rimboschimenti, la piantagione
di frutteti, l’introduzione di siepi, cambiamenti nelle tecniche di
coltivazione di colture di pieno campo, interventi per la riduzione delle
emissioni di metano attraverso la razionalizzazione dell’alimentazione dei
bovini da latte, così come l’implementazione di pratiche che consentono la
mitigazione delle emissioni di gas serra, nonché l’aumento dello stoccaggio di
carbonio nei suoli e nella biomassa nelle aziende agricole. Altri metodi sono
allo studio in vari campi tra cui agricoltura, selvicoltura, trasporti,
energia, edilizia ed economia circolare. I diversi metodi specificano, in
particolare, come, in quei determinati contesti, deve essere determinato lo
scenario di riferimento e come calcolare le riduzioni delle emissioni/aumento
degli assorbimenti.
L’agricoltura è certamente uno dei settori che può avvalersi
convenientemente di questa etichetta, valorizzando la riduzione delle emissioni
nei processi e l’aumento della sostanza organica nei suoli attraverso l’introduzione
di varie tecniche agronomiche. Per le attività zootecniche e l’orticoltura, ad
esempio, è possibile compensare le emissioni attraverso l’agro-forestazione, la
valorizzazione degli scarti animali (anche con la produzione contestuale di
biogas), l’aumento delle superfici adibite a prati permanenti e a leguminose, la
riduzione dell’uso di fertilizzanti chimici e delle importazioni di mangimi,
ecc.. In generale, tutte le iniziative previste risultano caratterizzate da un
impatto positivo sull’ambiente e sulla società, agendo anche sulla tutela della
biodiversità, della qualità dell’acqua, dell’aria e degli alimenti e sulla
salute dei cittadini.
In termini metodologici, l’etichettatura di un progetto passa attraverso diverse fasi di validazione e culmina con il suo inserimento in un apposito registro on-line che ne favorisce il finanziamento, tuttavia la ricerca degli investitori resta in capo al promotore. La certificazione attraverso la Label Bas carbone, infatti, non garantisce l’ottenimento di finanziamenti per i progetti etichettati (la validazione ministeriale e l’iscrizione al registro pubblico on-line hanno il solo scopo di favorire l’incontro tra domanda ed offerta). Il finanziamento del progetto, infatti, può essere effettuato, su base volontaria, da parte di investitori interessati (aziende o enti locali che desiderano compensare le proprie emissioni di CO2).
La quantificazione delle riduzioni delle emissione generate/evitate ed il
prezzo pagato dagli investitori sono comunque elementi lasciati alla
discrezionalità dei contraenti, sulla base di un libero accordo (l’etichetta
non prevede finanziamenti minimi o massimi, né indicazioni riconducibili al
“prezzo del carbonio”). La verifica effettiva dell’entità di riduzione
delle emissioni e/o degli assorbimenti, invece, può essere attivata su
richiesta del titolare o del mandatario, quando si intende procedere ad un
riconoscimento ai fini della spendibilità di queste informazioni nella
comunicazione aziendale. Lo schema dell’etichetta prevede che questa verifica sia
effettuata da un revisore indipendente di parte terza e che i dati ottenuti
vengano trasmessi all’autorità che gestisce il registro pubblico. La verifica,
infatti, comporta la contestuale registrazione delle riduzioni/assorbimenti
verificati nell’apposito registro on-line,
nell’ambito del quale queste attività vengono collegate ai nominativi sia del
promotore del progetto, sia del soggetto finanziatore che può, quindi,
avvalersi, in termini di comunicazione, dei risultati così verificati e
pubblicamente resi noti.
In conclusione, sulla base dell’importanza della messa a punto di sistemi
in grado di valorizzare economicamente gli assorbimenti di carbonio prodotti
dal settore agro-forestale, l’iniziativa francese merita di essere seguita con
attenzione ed eventualmente riproposta come modello anche per l’Italia, specie
rispetto alla necessità di un coinvolgimento istituzionale nell’ambito della
regolamentazione e razionalizzazione dei mercati volontari del carbonio. A
tutt’oggi, infatti, per il settore agroforestale nazionale risulta proibitivo
l’accesso a modalità di remunerazione degli assorbimenti di carbonio prodotti e
in assenza di strumenti in tal senso c’è il rischio che l’obiettivo della
neutralità climatica al 2050, basato proprio su un deciso impulso agli
assorbimenti di carbonio, che, tra l’altro, ricordiamo essere una prerogativa
esclusiva del settore agroforestale, sia destinato a restare un’utopia.